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New York si adegua alle misure anti-smog, introducendo i nuovi eco-taxi

Il prototipo Ford per i nuovi taxi di NY


Ebbene sì, il simbolo di New York, il vecchio taxi giallo marca Ford Crown Victoria, immortalato in numerosissimi film, è sulla via d’estinzione. Per rispondere alle nuove esigenze di rispetto ambientale e riduzione dei consumi di carburante, New York si sta dotando di nuovi taxi ad alimentazione ibrida e a basso consumo. Le critiche dei passeggeri sono alquanto sfavorevoli, perché lamentano mancanza di spazio e scomodità. La casa produttrice Ford, che entro la fine del 2010 cesserà di produrre i vecchi taxi gialli, sta progettando un nuovo modello di Transit, appositamente disegnato per fungere da taxi. In ogni caso, il giallo resterà il colore che contraddistingue il taxi newyorkese.

I vecchi modelli di taxi da sostituire entro il 2012 si aggirano sulle 13.000 unità, 4.000 delle quali sono già state rimpiazzate dai nuovi modelli a basso consumo. La misura innovativa si pone nell’ambito delle indicazioni impartite dalla presidenza Obama che promuove il nuovo piano energetico nazionale, ordinando alle case produttrici di ridurre il consumo massimo di carburante a 13 km per litro entro il 2016. Il sindaco di New York, Bloomberg ha seguito queste indicazioni e prevede, tra l’altro, di ridurre l’inquinamento del 30% entro il 2030. Era ora che qualcosa andasse fatto in questa direzione, considerando la grande quantità di automobili enormi che gira nella città di New York e negli States, in generale. Si spera che l’introduzione dei nuovi taxi sia solo una delle prime misure eco-compatibili, per evitare che l’aria all’interno della Grande Mela diventi sempre più marcia.
Luciana Cattaneo

Onda su onda, l’energia arriva dal mare

Energia marina

Da alcuni anni, esperti di vari paesi quali Inghilterra, Spagna, Portogallo, Irlanda, Scozia, Finlandia e USA stanno sperimentando e investendo denaro nella ricerca e nello sviluppo dell’energia marina. Molteplici sono i progetti. Piattaforme collocate al largo per raccogliere la spinta delle onde lunghe del mare. Condotti in cui le masse d’acqua fungono da pistoni, spingendo al loro interno l’aria che, fuoriuscendo con grande forza, aziona turbine per la produzione di corrente elettrica. Enormi serpentoni di gomma galleggianti o posti in profondità, collegati a generatori e turbine che, messi in funzione dal movimento del moto ondoso, generano elettricità. Boe, (in Cina largamente utilizzate nella coltivazione e produzione di alghe per l’alimentazione) quasi invisibili ad occhio nudo se istallate negli oceani e nei mari come i nostri, perfettamente funzionanti e produttive anche per siti di tipo Mediterraneo.


Già nell‘11° secolo, in Inghilterra e in Francia, la forza delle maree e delle onde veniva utilizzata per azionare mulini e nel 1897, in Francia, si produsse per la prima volta corrente elettrica con l’ausilio di turbine e generatori azionati dalla bassa e dall’alta marea. Attualmente, in confronto al vento, al sole e alla biomassa, l’utilizzo dell’energia marina è solo all’inizio e vede la sua applicazione solo su scala ridotta in alcune zone costiere del mondo, per esempio nell’Irlanda del Nord e in Francia, ma gli esperti stimano che, entro 10- 15 anni, sarà possibile la creazione di parchi per l’energia marina e che le centrali elettriche marine forniranno più di un decimo del fabbisogno energetico futuro dell’umanità.
Luciana Cattaneo