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Rifiuti spaziali, il nuovo nemico che arriva dallo spazio

Rifiuto spaziale


Secondo quanto emerso da un rapporto del Dipartimento di Sicurezza americano, la Terra dovrà fare i conti con un nuovo nemico che viene dallo spazio, Non si tratta di una razza aliena, ma del prodotto dell’attività umana in ambito spaziale che ha avuto come conseguenza un’enorme mole di detriti. Non si conosce il numero esatto della “spazzatura spaziale”, ma si stima che si aggiri su una discreta quantità di rifiuti che gira sopra le nostre teste. Più esattamente, si tratterebbe di un numero tra 300.000 e 800.000 oggetti grandi 1 cm e 20.000 della dimensione di 10 cm, i più pericolosi. I rifiuti spaziali sono costituiti da scarti espulsi dai motori dei razzi, schegge di missili, frammenti di satelliti o satelliti abbandonati e resti di precedenti missioni dell’uomo nello spazio. Un danno di 250 milioni di dollari incombe dallo spazio mettendo a rischio i segnali televisivi, i sistemi di navigazione satellitare e di comunicazione.

Gli astronauti in missione nello spazio si stanno già adeguando a questo rischio, equipaggiandosi con protezioni specifiche per fronteggiare l’eventuale collisione con questo tipo di oggetti. Tuttavia, gli astronauti che effettuano operazioni extra-veicolari restano i più vulnerabili qualora si verificasse un evento del genere. Se si pensa che uno scarto spaziale viaggia a 8 km al secondo, le conseguenze di un impatto sono facilmente immaginabili, come è successo nel 2009 sopra la Siberia, dove il satellite non operativo Cosmos 2251 si è scontrato con il satellite attivo Iridium 33 alla velocità di impatto di 42.120 km orari, procurando una quantità incalcolabile di detriti. Una serie di radar e telescopi sulla terra e nello spazio sono approntati per registrare i dati relativi ai rifiuti spaziali. Tuttavia, un gran numero sfuggono all’osservazione e rimangono non catalogabili . Se si aggiunge che gli strati superiori dell’atmosfera ad un’altezza di 300 km dalla terra si stanno assottigliando del 5% ogni 10 anni a causa dell’aumento di co2 e che il loro spessore contribuisce al naturale smaltimento dei rifiuti spaziali, facendoli uscire dall’orbita terrestre, ne consegue che gli oggetti in questione restino più a lungo, circa il 25% in più della loro normale permanenza in orbita, aumentando esponenzialmente il rischio di collisione.
Luciana Cattaneo

EGP, il centauro spaziale

EGP rover


L’ESA (European Space Agency), Agenzia Spaziale Europea, dispone recentemente di un rover di ultima generazione, realizzato in massima parte dalla società Thales Alenia Space Italia Si tratta di un veicolo spaziale mobile, soprannominato “centauro” provvisto di quattro ruote motrici che gli permettono di muoversi agevolmente, affrontando pendenze fino a 15° e superando ostacoli alti 20 cm. L’apparecchiatura, chiamata EGP (Eurobot Ground Prototype) è provvista di due braccia articolate e sistemi tattili e visivi. E’ stata progettata con lo scopo di aiutare gli astronauti nelle loro attività al di fuori del modulo spaziale, alcune delle quali vengono svolte attualmente dagli stessi astronauti.

Nello specifico, EGP dovrebbe operare sulla superficie della Luna o di un altro pianeta come ad esempio Marte, in preparazione di uno sbarco umano ed essere in grado di realizzare una stazione spaziale, con le relative infrastrutture per accogliere l’arrivo dell’equipaggio, fornendo anche l’assistenza necessaria, proprio come farebbe un “operaio spaziale”.

Benvenuto sulla luna!


L’attuale prototipo può trasportare un astronauta e raggiungere una capacità dal peso di 150 Kg complessivi. Il rover può essere comandato direttamente dagli astronauti tramite istruzioni impartite a voce oppure, quando possibile, direttamente dalla Terra. La robotica che studia soluzioni collaborative con gli astronauti è uno dei settori tecnologici di maggiore interesse in vista della futura esplorazione spaziale e nell’ambito della Stazione Spaziale Internazionale che dal 2000 orbita intorno alla terra e ospita continuativamente astronauti appartenenti a cinque diverse agenzie spaziali. L’Italia è il terzo paese al mondo, dopo gli Stati Uniti e la Russia, a partecipare alla Stazione Spaziale Internazionale.
Luciana Cattaneo

Viaggio su Marte

Marte e la Terra


Il 3 giugno sono iniziate a Mosca le prove ufficiali della simulazione per il prossimo viaggio su Marte. Il pianeta rosso è distante dalla Terra, a seconda delle orbite che variano, da 55 milioni a 400 milioni di km. Nell’ambito di “Mars 500”, come viene chiamata la sperimentazione, partecipa un equipaggio di sei volontari, costituito dal comandante russo Alexei Sitev, due medici russi Sukhrob Kamolov e Alexander Smoleevski, l’ingegnere italo-colombiano Diego Urbina, un altro ingegnere francese Romain Charles e il cinese Yue Wang che collabora al programma spaziale cinese. Gli astronauti dovranno convivere in uno spazio ristretto allestito presso un istituto biomedico di Mosca per un periodo di due anni, compresa la simulazione post-atterraggio su Marte.

I protagonisti dell’impresa dovranno resistere per 240 giorni, quanto viene stimato il viaggio di andata e altri 240 giorni per il viaggio di ritorno più un mese che corrisponde al periodo di permanenza su Marte.

In viaggio su Marte


A parte i primi mesi, l’equipaggio potrà comunicare in seguito con l’esterno, vale a dire con la Terra, solo con messaggi non vocali che arriveranno dopo una ventina di minuti, proprio come succederebbe nella realtà di un viaggio marziano, a causa della grande distanza. Secondo quanto dichiarato dall’Istituto russo per i problemi biomedici (IBMP) e dall’Agenzia spaziale europea (ESA), lo scopo principale di questa simulazione non è tanto quello di poter concretizzare l’esplorazione del pianeta rosso che si stima potrà essere effettuata solo tra 30 anni minimo, ma piuttosto quello di studiare gli effetti psicologici e fisiologici che produce un isolamento così protratto nel tempo.
Luciana Cattaneo